Bando del Fvg per la valorizzazione del patrimonio rurale. Il legno utilizzato deve essere certificato da GFS

«Un importante strumento che contribuirà al perseguimento degli obiettivi di tutela e valorizzazione del paesaggio rurale del Piano paesaggistico regionale». Così l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, Mariagrazia Santoro, ha commentato la pubblicazione sul Bur n. 51, del 20 dicembre 2017, del bando della Tipologia di intervento 7.6.1: “Riqualificazione e valorizzazione del patrimonio rurale” del Psr 2014-2020 del Friuli VG.

Le operazioni saranno finalizzate alla tutela, alla riqualificazione e alla valorizzazione dell’edilizia rurale, con l’obiettivo di recuperare un patrimonio paesaggistico che rischia di scomparire ma che, se adeguatamente recuperato, rappresenta una risorsa importante non solo per il suo valore culturale e documentale, ma anche per il potenziale contributo al processo di riqualificazione dei territori rurali della regione per una loro maggiore attrattività e, quindi, di sviluppo socioeconomico e di crescita sostenibile.

«Poniamo così un ulteriore tassello nel percorso posto in essere dall’adozione del Piano paesaggistico regionale con importanti risvolti economici – ha continuato Santoro, aggiungendo che – c’è tempo fino al 18 aprile 2018 per presentare domanda di contributo».

Il bando, rivolto sia a soggetti pubblici che privati, contribuisce ai costi per interventi edilizi di riqualificazione di architetture rurali di interesse storico, artistico, culturale e paesaggistico da concludersi entro 24 mesi dalla concessione del sostegno. Il contributo concesso prevede un sostegno massimo di 200 mila euro nella misura del 60% del costo ammissibile (se il beneficiario è un soggetto privato) o del 100% del costo ammissibile (se il beneficiario è un soggetto pubblico). La copertura finanziaria dell’intervento è di un milione di euro.

Le operazioni devono riguardare beni immobili: realizzati prima dell’anno 1967; localizzati nelle aree rurali B, C o D della regione; appartenenti a una delle seguenti tipologie: edifici sparsi di utilizzo imprenditoriale legati allo sfruttamento dell’acqua (mulini, batti ferro); edifici per la conservazione o lavorazione dei prodotti agricoli (essiccatoi, magazzini, “canevon”, “folador”, stavoli); strutture per il ricovero animali; strutture per il ricovero dei mezzi; strutture rurali appartenenti a insediamenti di

utilizzo stagionale (malghe, “planine”); insediamenti rurali sparsi (casali); strutture produttive e annessi rustici in complessi monumentali isolati o ai margini dei borghi.

Inoltre, ai fini dell’attestazione dell’interesse storico, artistico, culturale e paesaggistico, i beni sono:

individuati nello strumento urbanistico comunale per lo specifico valore documentale, architettonico e paesaggistico e oggetto di specifiche disposizioni e altresì coerenti con la descrizione dei morfotipi agro-rurali e degli insediamenti storici originari “compatti” e “lineari” del Piano Paesaggistico Regionale oppure; catalogati nel Sistema Informativo Regionale del Patrimonio Culturale (SIRPaC) dell’Ente regionale PAtrimonio Culturale (ERPAC), oppure; individuati da indagini sui catasti

storici (Censo provvisorio, 1811/22 e Censo stabile 1831, 1843, 1851) o sugli IGM storici o sulla carta di Anton von Zach (Kriegskarte, 1798-1805), oppure; compresi in complesso architettonico di interesse storico-artistico vincolato ai sensi della parte II del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Le operazioni che prevedono l’impiego del legno dovranno essere eseguite utilizzando materiale certificato per la gestione forestale sostenibile (a esempio, PEFC). (Fonte: ARC)