Il liutaio Morassi e il legno di risonanza della Foresta di Tarvisio

index8Nell’ambito dei tre giorni di luiglio dedicati alle celebrazioni del patrimonio dell’Alto Friuli e alla sua maggiore ricchezza, il legno, in tutte le sue varie esplicazioni, come varie sono state le sedi celebrative (Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Camporosso), sono «brillati» i festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno del maestro liutaio Giobatta Morassi. È, senz’altro, uno dei più prestigiosi, che della sua attività ne ha fatto un’arte raffinata e preziosa. Non a caso viene chiamato a far parte di giurie nei più importanti concorsi internazionale di liuteria, dalla Cina alla Russia, dalla Polonia agli Usa, da Cuba al Giappone e, ovviamente, in tutta Europa ed è una «bandiera di eccellenza», che porta in tutto il mondo il nome del Friuli e dell’abete di risonanza della Valcanale, da lui scoperto e valorizzato.
E non sarebbe sufficiente una pagina intera per elencare tutti i riconoscimenti da lui ottenuti. Ma il «clou» dei festeggiamenti è stato il concerto in suo onore che, causa il temporale, si è tenuto nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Tarvisio. Interpreti il violinista Crtomir Šiškovic e l’arpista Simona Mallozzi, che hanno proposto un programma impegnativo e altrettanto piacevole, interpretando pagine di Niccolò Paganini, Gioachino Rossini, Camille Saint Saëns e Charles Gounod. Il suono del violino si è espanso nella navata con tutta la gamma di sfumature: dalla potenza piena alla cristallina brillantezza e altrettanta morbidezza. Tanta bellezza di suono è sprigionata da uno dei violini costruiti dal liutaio Morassi, un erede – oseremmo dire – del grande Stradivari.
Giobatta Morassi, nato a Cedarchis nel 1934, in Friuli non è noto al grande pubblico, ma a Cremona, la patria di questa arte sopraffina, ha una delle botteghe di liuteria più prestigiose e conosciute nel mondo, ora portata avanti dal figlio e dal nipote.
Così Morassi racconta la scoperta dell’abete di risonanza a Tarvisio: «L’ho scoperto negli anni ‘50, perché con la mia famiglia mi ero trasferito a Camporosso dove avevamo una segheria. In quegli anni frequentavo la Scuola internazionale di liuteria di Cremona e ho imparato a riconoscere l’abete di risonanza, trovando molte di queste piante in Val Canale. I tedeschi lo sapevano e venivano a comprare questo legno a Tarvisio (cosa che succede tutt’oggi, ndr), io ho insegnato ad artigiani (tra cui Bruno Deotto, compagno di scuola di Morassi) e a boscaioli friulani a riconoscerlo, tagliarlo in modo appropriato, evitando i disboscamenti selvaggi, a stagionarlo nella giusta maniera e a lavorarlo».
Il Friuli, come i cugini ladini della Val di Fiemme, ha infatti una sua «foresta di violini» che potrebbe essere maggiormente riconosciuta e valorizzata come hanno fatto in Trentino. La Foresta di Tarvisio produce, infatti, l’abete di risonanza con cui si costruiscono pregiati violini. Nella Foresta di Tarvisio crescono rare piante di abete rosso, di almeno 150 anni di età, che forniscono un pregiato legno di risonanza già impiegato da Antonio Stradivari e da altri grandi maestri liutai del Seicento e Settecento, quali i Guarnieri e gli Amati. Per le sue straordinarie caratteristiche meccanico-acustiche, studiate e testate ai tempi nostri da molte Università e laboratori di ricerca, l’abete rosso di risonanza è tuttora ricercato e impiegato per la costruzione di tavole armoniche per strumenti a corda quali organi, pianoforti, violini e altri, che suonano in tutto il mondo.
I liutai in Friuli si contano sulle dita di una mano. Ci sono i fratelli Rossitti a Tolmezzo, Denis Baselli a Tarcento e Bruno Tondo di Tavagnacco, attualmente in pensione. L’ultima «new entry» è il gemonese Marco Cargnelutti: era un perito elettronico, che aveva già un lavoro.
Grazie all’arte di Giobatta Morassi, dunque, ci sarebbe la possibilità di creare in Valcanale una filiera artigianale turistica e culturale di tutto rispetto come succede oggi a Cremona oppure in Val di Fiemme, dove la promozione del territorio passa anche dal legno di risonanza. (Fonte: Elena Lipizer, La Vita Cattolica, 24 luglio 2014)