Legno della Carnia per la rinascita delle zone terremotate del Centro Italia

imagesUna delegazione di sindaci del Friuli Venezia Giulia, con in testa il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, e la collega dell’Umbria, Donatella Porzi, nei giorni scorsi hanno portato un messaggio di speranza nelle zone terremotate del Centro Italia, toccando con mano realtà dove i riflettori stentano ad arrivare.

«Sono i comuni sui quali il terremoto dello scorso ottobre ha aggravato i danni a tal punto da compromettere la permanenza stessa delle comunità e le condizioni economiche legate al turismo. La visita ha avuto un significato puntuale che è quello di dedicare alla Valnerina e a Norcia una proposta di solidarietà mirata perché – spiega Iacop – se, 40 anni fa, in Friuli si era sviluppato il concetto prima le industrie poi le case e le chiese, qui bisogna prevedere prima il recupero dei bene artistici. È urgente riaprire le chiese». Il viaggio è iniziato a Cascia. Il sindaco, Gino Emili, ha accolto i colleghi friulani in municipio, di fronte al tendone adibito a chiesa. Emili ha avuto modo di conoscere il modello Friuli in fase poco più che embrionale, nel 1979, quando la terra tremò anche a Cascia. Ricostruirono, ma 20 anni dopo quando nessuno pensava che potesse capitare ancora, il terremoto è tornato a farsi sentire. La scorsa estate è successo un’altra volta. Pare proprio che la faglia si muova mediamente ogni 20 anni. Questo fatto ha evitato i morti, ma non ha risparmiato le costruzioni degli anni Sessanta che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono inagibili. Stessa sorte è toccata alle chiese, compresa la basilica di Santa Rita che, con sforzi enormi, è già stata riaperta. Qui, la delegazione friulana è stata accolta dal rettore, padre Bernardino Pinceroli il quale è convinto che il terremoto favorirà la collaborazione tra le comunità come accadde in Friuli. A Norcia, l’appuntamento era alle porte della città di san Benedetto dove, a giorni, partirà la costruzione del Centro polifunzionale progettato dall’architetto Stefano Boeri. Stiamo parlando del cantiere finanziato con la raccolta fondi organizzata dal Corriere della Sera e dal TgLa7. Il direttore del cantiere, Mauro Del Benetti, di Tricesimo e l’architetto dello studio Boeri, Corrado Longa, dopo l’incontro con il sindaco, Nicola Alemanno, hanno ricevuto il permesso a costruire. Il cartello di cantiere è pronto e Longa spiega perché la scelta è caduta sul legname della Carnia. «L’architetto Boeri ha grande stima della Filiera del legno Fvg. Questo tipo di prodotto è già stato testato nella mensa di Amatrice, una struttura che sta reagendo bene alle scosse». L’abbinamento legno-vetro concilia il rapporto tra la natura e l’uomo.

“Carnia Fidelis”, invece, è il nome attribuito alla stalla donata dai comuni di Arta Terme, Zuglio, Cercivento, Sutrio, Ravascletto, Paluzza, Treppo Carnico, Ligosullo, Paularo e dall’Uti a un allevatore con l’azienda distrutta a Castelluccio. Il nome l’hanno deciso Mauro De Cillia, Amato Puntel, Dino Plazzotta, Sereno Puntel, Bortolotti Natalino, Luciano Plazzotta, Livio Casanova, e Primus Giusto, gli artigiani che non esitano a impegnare una parte del loro tempo per aiutare i terremotati. Ed è stato proprio Plazzotta, l’anima del progetto, a ricevere i complimenti dei sindaci di Arta Terme e Ravascletto, Martin Peresson ed Ermes De Crignis, e stringere la mano al direttore della Cia Umbria, Catia Mariani. C’era anche Emiliano Brandimarte, l’allevatore desideroso di ricevere la stalla per alloggiare i suoi 60 cavalli rimasti senza casa. «È una cosa inaspettata, non avrei mai pensato che a tanti chilometri di distanza qualcuno, come Luciano, trovasse il modo di costruire una stalla e di farla arrivare qui», afferma, lasciando trasparire un velo di commozione.  (Fonte: Messaggero Veneto)