Pellet, cresce la dipendenza dai paesi d’oltreoceano

pellet-qualita-506x280La produzione mondiale di pellet (2012) era di circa 22,4 mln di t (Rapporto REN21, 2013) di cui circa 11 sono state prodotte da paesi dell’Ue (Ue-27). Circa 8 mln di t sono state prodotte dalla Russia e dalla Cina. Nel 2012 sono state circa 8,2 mln le t di pellet commercializzate nel mercato internazionale. Nel 2012 erano circa 3,3 mln le tonnellate di pellet certificate ENPlus e circa 4 mln nel 2013 (EPC).
Circa due terzi della produzione globale di pellet è usata in piccoli medi impianti e la rimanente parte in grosse centrali di generazione elettrica (IEA, Bioenergy Annual Report, 2011). Nel 2012 sono stati trasferiti dal Nord America al mercato europeo circa 3,2 mln di t di pellet che corrisponde a un +50% rispetto al volume esportato nel 2011. Il consumo globale di pellet sia per il segmento della termica che della generazione elettrica cresce di circa il 20% all’anno (C.S. Goth et al., 2013).
Nei paesi del nord Europa (Regno Unito, Paesi bassi e Svezia) il mercato di destinazione del pellet è quello della generazione elettrica.
[…] Dal 2008 il mercato italiano del pellet ha visto calare la produzione interna attestandosi attualmente attorno alle 300.000 t (capacità produttiva 450.000) e per converso il fabbisogno interno è crescente e si attesta attorno ai 2,5 mln di t (2013) di cui circa l’80-85% è destinato al mercato delle stufe (81,5 mln) e la restante parte alle caldaie (50.000). Nell’anno appena terminato il fabbisogno interno è cresciuto di circa 250-300.000 t. Le proiezioni dedotte dal piano di azione nazionale delle energie rinnovabili prevedono un consumo interno crescente e in particolare al 2015 di circa 3,5 mln di t e di circa 5 mln nel 2020.
Il mercato italiano di destinazione del pellet è costituito da piccoli impianti (stufe da 5-20 kW e in misura minore caldaie da 30 a 300 kW) e quindi per la generazione termica. Il pellet è al 90-95% utilizzato in sacchi da 15 kg. Il tipico consumatore acquista per soddisfare il fabbisogno annuo da uno a tre bancali di pellet e si tratta rispettivamente di circa 70-210 sacchi che sono impiegati nelle stufe ad aria per riscaldare tipicamente una o due stanze dell’abitazione a supporto del riscaldamento a gas metano, Gpl o gasolio.
Il fabbisogno interno cresce al ritmo di 150-200mila t/anno e il prevedibile deficit al 2014 salirà a circa 2,2 mln di t.
L’ufficio statistiche dell’Onu che monitora il commercio delle commodity a livello globale ha registrato per l’Italia un import di pellet di circa 1.194.000 t. I paesi che storicamente hanno esportato pellet in Italia (Germania, Austria, Croazia, Repubblica Ceca e Slovenia, Polonia) sono sempre più orientati a coprire il loro crescente fabbisogno interno e la disponibilità all’export è quindi minore. Anche la Germania tende ad importare di più (stima 750.000 t nel 2020) e a esportare meno; nella prima metà del 2013 ha esportato circa un 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 (C. Rakos, DEPV, 2013). La Norvegia da novembre 2013 ha confermato le esportazioni in terra tedesca e da tempo la Svezia non esporta più verso la Germania la quale ha dovuto quindi ricorrere al mercato russo e ucraino (Argus).
In Francia è molto dinamico il mercato delle stufe e si stima che al 2020 possa aver bisogno di circa 1,7 mln di t diventando il secondo paese europeo per import dopo l’Italia. Altri paesi Europei (es. Polonia, Ucraina, Serbia, Romania) dispongono di quantitativi di pellet destinato all’export, ma anche il loro consumo interno è crescente spinto soprattutto dalle politiche nazionali che incentivano l’uso delle rinnovabili.
La quantità di pellet che arriva direttamente dagli Stati uniti e dal Canada è invece crescente: solo dagli Usa sono state destinate (2013) circa 600-700.000 t che sono arrivate via nave nei porti europei per poi essere distribuite nel mercato interno italiano.
Stati uniti e Canada hanno una capacità produttiva crescente: solo gli Usa (2013) hanno prodotto circa 4 mln di t di pellet destinati all’export. Dal Canada nello stesso anno sono state esportate altre 3,5 mln di t. dagli usa sono state esportate inoltre circa 3,5 mln di t di pellet industriale.
Un recente studio (FutureMetrics LLC) per il mercato americano ha stimato in circa 4,3 mln le abitazioni che avrebbero già ora convenienza economica a usare il pellet per il riscaldamento.
[…] Nell’autunno-inverno 2013 i media austriaci (C. Rakos, 2013) hanno sottolineato l’aumento del 15% del prezzo del pellet (ottobre 2012, 230 €/t e un anno dopo 270 €/t) a cui ha corrisposto un corrispondente declino della domanda di caldaie a pellet nel quarto trimestre del 2013. anche in Germania il prezzo del pellet nel quarto trimestre del 2013 è cresciuto in media del 15%. In Italia la tendenza all’inizio della stagione era al rialzo, ma l’andamento climatico dell’inverno ha ridotto la domanda corrente e quindi anche i prezzi per la stagione 2013-2014 si possono considerare stabili rispetto alle altre annate termiche precedenti. I consumatori di pellet inoltre si organizzano sempre più in gruppi di acquisto locali (ordine minimo 20-22 bancali) e riescono a spuntare prezzi ancora migliori.
Il mercato del pellet rimane ancora molto dinamico e soggetto, data la forte dipendenza dall’estero, a possibili tensioni legate ai flussi commerciali internazionali. (Eliseo Antonini, Bioenergie e agricoltura, 26 aprile 2014)